Prospettive per costruire Territorio, progetto, movimento, fondamento, durata, velocità: anche soltanto passando in rassegna i titoli delle questioni con cui il costruire si misura quotidianamente si aprono interrogativi abissali, da esplorare in biblioteca. Costruire qualcosa è sempre qualcosa d’altro, e di più, rispetto alla semplice messa in opera di una tecnica per realizzare un compito: si aprono continue interrogazioni di senso, che toccano ogni aspetto del progetto. Anzi, a essere chiamato in causa è il concetto stesso di progetto, visto che ogni progettazione è la composizione nel tempo di un bisogno e di un insieme di risorse e capacità, e che ognuno di questi elementi richiede una comprensione approfondita. Se è difficile, quando non impossibile, elaborare una risposta definitiva a questi interrogativi, resta però la possibilità di proseguire l’interrogazione, esplorando i percorsi e gli incroci che irradiano da questi snodi concettuali: un’esplorazione da fare in biblioteca. Due scaffali Non si tratta, né può trattarsi, di un percorso unico: l’esplorazione va vista come un insieme di cammini, che partono verso mete differenti, a volte persino opposte, e che a loro volta forniscono riferimenti per altri viaggi, moltiplicandosi in un reticolo che disegna mappe instabili e mutevoli, ma che sono significanti proprio per la loro capacità di generare altri interrogativi e far partire altri viaggi. Questa biblioteca si organizza allora su due scaffali, di lunghezza indeterminata, a loro volta attraversati da altre partizioni e da continui rimandi interni, ma che hanno, ognuno, una specifica ragion d’essere e un filo conduttore; filo che, a sua volta, passa tanto per le opere censite quanto per il taglio con cui ne avviene l’esame. Ogni opera diviene così un nuovo punto di partenza, ogni testo finisce per somigliare a un pretesto, per scuotere certezze e ribadire prospettive: una continua sollecitazione dell’opera e della sua lettura, che ha il chiaro scopo di non lasciare mai più nulla come prima, che lavora tanto su ciò che si guarda quanto sullo sguardo stesso. L’origine Il primo di questi scaffali, che riprende un lavoro svolto negli anni da Matteo Taufer, si denomina a partire dall’origine, e il suo motivo principale è la ricerca di un senso irriducibile alla smemoratezza del quotidiano, ma che proprio nella quotidianità, nella possibilità comune di incontrare l’inaspettato a ogni passo, mette le sue radici. Radici che vanno all’origine stessa delle pratiche e delle forme di ciò che incontriamo tutti i giorni, e che ne mettono radicalmente in dubbio la consistenza, indicando un orizzonte nel quale si staglia una certezza abissale, attingibile soltanto nel paradosso. L’origine, refrattaria a ogni interrogazione, si apre allora sempre di nuovo nella pratica di un cammino verso di essa. Il progetto
L’altro scaffale, il cui bibliotecario è Nane Cantatore, raccoglie percorsi orientati, in piena consapevolezza, verso l’elaborazione di un progetto di cambiamento, che si apre nel senso della prospettiva come adozione cosciente di un punto di vista critico e che si orienta nella radicale messa in discussione dell’esistente. Al centro di queste letture si trova il limite, il punto di trasformazione, e l’insieme delle tecniche e delle logiche che la rendono possibile; la spinta di questo movimento è il bisogno, inteso come l’indicazione della mancanza di qualcosa e l’attuazione di pratiche orientate al suo soddisfacimento. Idee, concetti e nozioni sono gli strumenti di un ripensamento continuo dell’esistente, per riformularne i contenuti e ripensarne le strategie.
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